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Spazzatura: quando ottunde la mente

 ”Se la morte entra nel castello nessuno si salverà”, queste parole di R. La Capria, premonizione spaventosa, di ora in ora risuona come un’amara realtà.

Dopo la guerriglia napoletana, ecco la guerriglia cagliaritana - saremmo dovuti essere noi quelli che avrebbero dovuto portare la civiltà in oriente, ci mancano solo i kamikaze, e poi potremo dire di essere sbarcati in Iraq-. Lo scenario ci riporta alle gueriglie dei tifosi che si sono scatenati qualche tempo fa, “le bestie sbraitanti”.

Come ho già detto il problema della spazzatura è un problema grave, che lede la dignità dell’uomo - chi vorrebbe vivere in una discarica-, che urge di una risposta, un cambiamento; è banale, ma il primo cambiamento deve partire dalla popolazione che deve essere più attenta ai propri consumi e quindi dalle istituzioni - che sempre meno governano e che sempre più vogliono risolvere il problema quando ormai è esploso-.          E’ degli uomini protestare, specialemente, quando nulla va per il meglio; ma questi atteggiamenti inumani sono da condannare.  

Si aizzano tanto per il degrado delle loro strade, delle loro città, di ciò che li circonda; non accorgendosi del loro degrado interiore, che anche loro sono diventati uno scarto, stanno diventando l’involucro che svuotato il contenuto ormai è da buttare, non si sono accorti del fatto che, ormai, l’immondizia gli ha ottuso la mente. Dove sono gli uomini che scendono in piazza per i propri diritti…vedo solo belve che si massacrano!!!

Dedica ai salottini tv…alla politica paiettes e lustini…quella politica che non vogliamo più… 

Ultimo pensierino, dopo aver visto ancora una volta Porta a Porta. Fuori è notte, nel buio si vedono fiamme, si sentono botti, ombre nere che corrono allo scontro, c’è la monnezza, gente disperata che grida in piedi rivolta a Bruno Vespa (in quel momento è lui il tramite col Palazzo), gente che si sente abbandonata, che dice che il cancro l’aggredisce, che ha decimato la famiglia, dice che ha paura; dice che le campagne sono inquinate. Dentro ci sono le luci dello studio televisivo, gli ospiti seduti, ben vestiti, con lucide cravatte intonate. Quella folla che è fuori in piedi nel buio li guarda, si aspetta una parola. Essi intanto litigano educatamente, dicono col loro linguaggio le proprie opinioni, ma si sente che c’è qualcosa di stonato, perché la tragedia di quelli là fuori al buio è troppo grande, non può raggiungerli se loro stanno a discutere nel solito modo. Come si può comunicare con quelli là fuori se non si sente nello studio la puzza della discarica, la presenza nell’aria della diossina, se nessuno ha paura per sé e per i propri cari? L’Italia crede di poter tenere così Napoli, a distanza, di poterla guardare come da uno studio televisivo. Tutto questo mi ricorda un racconto di Poe, «La mascherata della Morte Rossa». Fuori c’è la peste che miete vittime con la sua falce tagliente, dentro ci sono gli abitanti del Castello, i ponti levatoi sono alzati, nessuno può entrare, nessuno deve portare il contagio. Intanto c’è un ballo in maschera, tutti ballano… Ma chi è quella maschera rossa che avanza tra i ballerini: tutti la guardano, tutti s’aspettano qualcosa, la maschera cade, ed è la Morte Rossa, la Peste, che è entrata nel castello. Attenti, non lasciamo Napoli in questo momento, non scriviamo sui giornali le solite accuse, che sono tutte vere, ma non «azzuppiamoci il pane», per favore. Se la morte entra nel Castello nessuno si salverà.
Raffaele La Capria (tratto dal Corriere della Sera del 12-01-200 8)

E tu, che ne pensi?

~ di pier90 su Gennaio 12, 2008.

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